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Silenzi

L’essenza della bellezza si apprezza appieno solo nei contrasti. Il suono di un orologio che batte l’ora esiste solo grazie al silenzio che l’ha preceduto. La musica è intessuta per metà di silenzi e per metà di suoni.
(Joe Simpson, Il richiamo del silenzio, Milano, Mondadori, 2002)
… di fronte ai paesaggi della post-modernità – i paesaggi dell’urbanesimo dilagante, della mobilità continua, della Megamacchina asordante – si avverte come l’uomo bruci non solo energia per produrre rumore, per affogare nel rumore le sue disperazioni, ma anche illusoriamente voglioso di costruire un paesaggio sempre più alla sua misura: in opposizione ai paesaggi naturali che nella loro disperante fissità gli sembrano nemici o poco consoni al suo modo di vivere.
(Eugenio Turri, Il paesaggio e il silenzio, Venezia, Marsilio, 2004)
Campanile di Tessera, Venezia-Mestre
Chiesa e torre campanaria di Sant’Elena a Tessera, Venezia-Mestre
Domenica 20 gennaio 2008, il gruppo della “Viandanza” si è inoltrato nella gronda della laguna di Venezia e nel litorale più a nord. Un itinerario compreso tra due campanili a pianta circolare, quello di Tessera e quello di Caorle.
Il campanile, segno fondamentale dell’identità veneta, elemento di appartenenza ad una specifica comunità locale, spesso mortificato dalla metonimia negativa della chiusura nella dimensione egoista del piccolo paese. In realtà, ricorda Eugenio Turri, alla campana per lungo tempo è stato demandato il compito di mantenere i legami societari indicando le scadenze delle azioni quotidiane a chi lavorava nei campi. Strumento di unione e al contempo di preghiera il suono della campana, connotando lo scorrere del tempo, si è imposta come voce del paesaggio, espressione profonda del legame con i luoghi proprio dell’abitante. Il suono della “Marangona“, la campana principale del Campanile di San Marco, restituisce ai veneziani il senso rassicurante dell’Heimat forse ancor più della vista della Piazza e del Bacino.
I campanili cilindrici costituiscono poi un richiamo ancor più forte all’identità di una terra di confine con un Oriente vicino e con un Oriente più lontano in cui torri e minareti sono elementi di forte caratterizzazione del territorio. E dall’Oriente il Veneto recupera un suono di campane che è voce dell’anima, scorrere del tempo, lento, meditativo, fatto di lunghi silenzi rotti a tratti dai suoni della natura.

Area archeologica “Le Mure“, Jesolo (VE)
Nei larghi spazi della laguna di Venezia o nei litorali che si estendono a nord inoltrandosi nel Friuli è ancora possibile oggi fare l’esperienza del silenzio, soprattutto in inverno quando le città del “distretto del piacere” (Aldo Bonomi, Il distretto del piacere, Bollati Boringhieri, Milano, 2000) tacciono. Forse nelle aree archeologiche la vista delle rovine del passato, sgombrato il campo da luoghi comuni romantici, aiuta a percepire nei suoni naturali, sommessi, interrotti, lontani, lo scorrere del tempo degli ecosistemi in cui viviamo e agiamo la nostra Storia, cercando presuntuosamente di fissare negli artefatti l’eternità.
E’ un’esperienza formativa eccezionale per i giovani così implosi nel presente dalla velocità della vita, dalla massa delle informazioni visive e sonore che bombarda le menti, divenendo rumore assordante: significa recuperare la percezione dei tempi naturali, sviluppare la capacità di relazionarsi all’ambiente, cogliendo il passato e dando al presente il senso della progettazione del futuro.
Nelle escursioni didattiche bisogna dunque anche rompere la “frenesia informativa”, il sovraccarico di contenuti, tacitare il ritornello “non c’è tempo” che affligge le nostre scuole, far spegnere cellulari ed MP3, fermarsi in punti topici ad ascoltare la voce del silenzio e il respiro del paesaggio.

La Viandanza

Le attività che svolgo, ahimè, mi lasciano ben poco tempo libero.
Un appuntamento a cui però tento di non mancare è quello della Viandanza.

“… E’ un gruppo fluttuante di amici-conoscenti che desiderano girare il Veneto e dintorni alla scoperta di centri storici e brani di paesaggio, il tutto condito magari da qualche sosta imprecisata e non, per esplorare e gustare qualche anfratto gastronomico. E con il piacere dello stare insieme e fare qualche piccola scoperta locale. …”

Gli itinerari della Viandanza, che tendenzialmente si svolgono nella seconda domenica del mese, sono dovuti alla voglia di un caro amico di condividere una passione per la nostra regione, il Veneto, ma anche, più in generale per le scoperte che sul territorio si possono fare.
Alla costruzione degli itinerari possono però partecipare tutti, seguendo alcune flessibili lineee guida:

“…
1) Ogni Viandanza ha un tema che è in genere un “grumo di luoghi”.
Un grumo di luoghi significa che è visitabile un lembo di territorio non troppo esteso: gli assi tra i punti estremi dovrebbero stare nell’intorno di 15-20 km.

2) Ogni Viandanza intende ricercare un grumo di tessere di mosaico da cui affiori un baluginamento di immagine.
Un Veneto delle differenze, non delle omogeneità, un Veneto meticciato, non fuori dal mondo, ma intriso della molteplicità del mondo, un Veneto glocale, più che locale, un qui con una forte attrazione e coinvolgimemento con l’altrove e il non ancora (assieme al non già e già stato). Il Veneto che fa il verso al Veneto …

3) Ogni Viandanza dovrebbe scoprire un senso (dello “starci” e dell’abitare).
I luoghi disvelano stili di vita presenti o tramontati o tentativi di raggiungimento per convinzioni o modi di essere.
Conformare e tutelare dei luoghi comporta l’esercizio dello “starci”, mettere in atto una modalità che inventa una forma di essere abitanti.
Appartenere senza essere appartenuti, tutelare senza essere inglobati in una cristallizzazione o ibernazione, identità senza museo delle cere …

4) Ogni viandanza dovrebbe esercitare in qualche modo l’arte dello stupore.
Almeno nelle forme semplici: vedere cose mai o poco viste. Rivelare dettagli su cui ampiamente si è esercitata la disattenzione; mettere in scacco stereotipi, stanare luoghi minori che contengono gioielli, disvelare giochi di alleanza tra natura e cultura, cogliere luoghi in cui avvengono eventi di svolta, soprattutto in termini di architettura contemporanea o in termini di nuove conformazioni di paesaggio….
Ogni Viandanza potrebbe essere una provocazione a superare il pressappoco e apprezzare lo specifico, il preciso, l’irrepetibile. Il vasto è una rete che pesca innumerevoli frammenti di riposti luoghi della non ripetitibilità. Modi di declinare la contemporaneità.

5) Ogni Viandanza è un gioco-pretesto per immergersi in interessanti perché.
La ludicità del perché non sta nelle risposte. Un perché è bello in quanto ci dischiude un campo inesplorato e vasto, dove non abbiamo ancora la mappa, anzi di più, non abbiamo tracciato i sentieri.

6) Ogni viandanza è una possibile offerta o un inaspettato incontro con una infilata di non so.
E’ l’occasione per regalarti un allargamento di non ovvio con una serie di forse. E’ insomma un’occasione per riarredare la libertà che di solito non abita nella routine, nel già riscontrato, nel rito, nel recitativo del copione. La viandanza è un testo prima che lo rinchiuda una scrittura compiuta in una sigla. E’ un pre-testo o forse un senza-testo perché basta il con-testo. Il contesto ha sempre rivoli di segni che il testo non ha. Il con-testo è, non scrive. Per questo i luoghi della viandanza si capiscono con i piedi. Ragioni ed emozioni plurali. Con una qualche ragione del branco.
…”

L’ultima Viandanza si è svolta domenica 25 novembre su un percorso che si è dipanato tra Piove di Sacco e Chioggia.
Titolo: “Clodia, Annia e Popilia in gioco in Chioggia e Saccisica. Come i luoghi prendono direzione, forma e dinamica in percorsi di terra ed acqua“.

Gabriele Righetto, Note par ramengàr: La direzione dei luoghi
(PDF, Kb 162)

Via Barchette - Piove di Sacco (PD)
Via Barchette, Piove di Sacco (PD)