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Seguendo la luce della Libertà

Nel 2005 Padova si è arricchita di un monumento di pregio il Memorial “Memoria e Luce” dell’architetto Daniel Libeskind che ricorda le vittime dell’attentato dell’undici settembre 2001 al World Trade Center di New York. E’ stato realizzato alle Porte Contarine, alla confluenza del Naviglio Interno col Piovego.
Si tratta di un percorso lungo una parete in vetro a zigzag di circa 50 metri e con un’altezza variabile da 2 a 5 metri circa che termina su un cuneo alto 17 metri, formato anch’esso da due pareti di vetro a forma di libro aperto in cui è stata posta una pagina metallica che sostiene un frammento di una trave delle macerie del World Trade Center.
L’opera viene illuminata in modo suggestivo durante la notte e vuole simboleggiare il libro della Storia e la luce della Libertà.
Il progetto originario prevedeva che il cuneo che contiene la trave fosse parzialmente immerso nelle acque del Piovego, ma tale soluzione si è rivelata tecnicamente inattuabile e il monumento è stato portato interamente sopra la riva assumendo così una maggiore visibilità ed intrattenendo un maggior dialogo con gli edifici circostanti di cui, a seconda del punto di vista, nasconde parte, ma di cui peraltro riprende la verticalità.
La cosa ha determinato non poche polemiche, ma, al solito, poche sembrano guidate da effettive considerazioni estetiche ed architettoniche; prevale invece un approccio da cui traspare la ritrosia verso l’architettura contemporanea e una mentalità conservatrice orientata al “non fare”.
La critica più ricorrente lascia quanto meno stupefatti: si rimproverà a Libeskind di aver realizzato un’opera che non si relaziona al contesto.
Questo punto così importante di Padova in realtà è stato massacrato negli anni del boom economico: il Naviglio Interno è stato tombinato e le Porte Contarine sono state schiacciate da alti palazzoni. Il monumento, per quanto possibile, rimette ordine visivo in questo scorcio di Padova e afferma la necessità di intervenire per recuperare qualità estetica ad un tessuto urbano degradato.Dovremmo dare ai nostri allievi il coraggio di guardare avanti e di esprimere nuove idee e progetti, la capacità di conservare la memoria del passato, ma, al contempo, anche di puntare all’innovazione: così come fa questo monumento che vuole ricordare il dolore, ma che ridisegna la riva con un percorso di luce ed un gesto di libertà.
Il contributo poetico di Mario Rigoni Stern, riportato sulla parete a zigzag, interpreta meravigliosamente questo sentimento con una sensibilità veneta che, seguendo la luce della Libertà, abbraccia New York e si apre all’universale.

Paesaggi elettrici

Le infrastrutture costituiscono uno dei principali elementi che danno forma al territorio. Nel Veneto le acque, oltre ad essere per molti secoli le principali e spesso uniche vie di comunicazione, hanno da sempre fornito l’energia necessaria alle attività umane. Prima la ruota idraulica e poi la turbina sono state le grandi protagoniste dello sviluppo industriale ed economico.

Gli anni ‘50 e ‘60 hanno visto la realizzazione di uno dei sistemi idroelettrici più complessi al mondo: il Piave – Boite – Mae – Vajont. E lo sfruttamento della forza delle acque è stato intenso anche nel vicino Friuli.
Un territorio estremamente ampio ha subito enormi trasformazioni non solo fisiche, ma anche sociali ed economiche. Le ricadute sono state rilevanti per lo sviluppo economico di tutto il Paese.
E’ una storia di grandi progetti e realizzazioni, ma anche di impatti ambientali durissimi e di lutti: tutti ricordano l’immane tragedia della frana del Vajont, ma molti interventi hanno avuto le proprie vittime.
Nella costruzione della Centrale “Achille Gaggia” a Soverzene (BL) (famosa per essere realizzata in caverna, per la qualità estetica del manufatto ed in particolare per gli affreschi allegorici “neo-tiepoleschi” di Walter Resentera) sono morti durante lo scavo ben 53 minatori e molti morirono successivamente a causa dell’inalazione dei gas delle mine.
I Sentieri Didattici possono seguire qui i corsi d’acqua, individuando i bacini e dove essi scompaiono nel cuore della montagna scendendo nelle condotte forzate fino a far girare le turbine delle centrali. Ma possono anche seguire i racconti di speranza, di lavoro, di ingegno, ma anche di morte di chi ha vissuto le trasformazioni attuate.
Mirabile la ricostruzione della storia del disastro del Vajont fatta da Marco Paolini in “Vajont, 9 ottobre 1963″.

Panorami

Guardare lontano, cercare di abbracciare tutto il territorio, venir limitati nello sguardo solo dall’orizzonte: il panorama si afferma nella pittura alla fine del ‘700, proponendo un coinvolgimento illusionistico in una rappresentazione di grande fedeltà nella descrizione dei particolari e nella coincidenza tra campo visivo e immagine dipinta.
Laguna di Venezia, vista dal campanile della Cattedrale di Torcello
Torcello, Laguna di Venezia – vista dal campanile della cattedrale
Osservare il territorio da un punto di vista panoramico corrisponde ad una voglia di scoprire (e di controllare) il mondo che tutti abbiamo dentro.
E tutti appena possibile saliamo su un colle, su una torre, su un campanile, o ci soffermiamo in un punto in cui la visione diviene ampia e non ostacolata da edifici o alberature. Qui, se la giornata è limpida, possiamo misurare la nostra capacità di osservare e possiamo anche far scattare la nostra immaginazione, ricostruendo immagini e forme dettate dalla nostra sensibilità e dai nostri sogni.
Vedere tutto e selezionare solo alcuni elementi, ricostruire la propria mappa, saper cogliere l’essenziale. In certi momenti della giornata questa operazione è facilitata: la luce diventa radente e secca, nasconde i dettagli e mostra le linee del disegno del territorio e come esso si stagli contro il cielo (skyline). Ecco allora emergere con chiarezza gli elementi formali della sua identità.
Venezia, San Michele in Isola
Venezia, San Michele in Isola – Chiesa di Mauro Codussi
Venezia, ad esempio, mostra con chiarezza il suo sviluppo legato all’orizzontalità dell’ambiente lagunare; risaltano allora i campanili, torri di avvistamento di nemici o di navi mercantili provenienti da Oriente, un Oriente ben evidente nelle coperture a cupola delle chiese e nei frontoni arrotondati di quelle del Codussi che le richiamano, sostituendo i timpani triangolari tipici del Rinascimento toscano. I Sentieri Didattici dovrebbero indicare anche i punti panoramici degli itinerari dai quali poter praticare una lettura dei dettagli e, al contempo, la ricostruzione di una sintesi dell’identità locale.

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