Il Veneto dei fiumi ha costruito i propri insediamenti contendendo alle acque il terreno. Le città, soprattutto in pianura, hanno realizzato nel corso del tempo mirabili equilibri tra terra ed acqua. Purtroppo il boom economico degli anni ‘50 e ‘60 ha divorato terreni per destinarli ad attività produttive e all’edificazione.
I fiumi, che costituivano un tempo i principali accessi alle città e diramandosi nei centri abitati in rogge e canali fornivano energia, acqua potabile e occasione di svago, sono stati costretti spesso in passaggi sotterranei e, a volte, interrati.
I fiumi, che costituivano un tempo i principali accessi alle città e diramandosi nei centri abitati in rogge e canali fornivano energia, acqua potabile e occasione di svago, sono stati costretti spesso in passaggi sotterranei e, a volte, interrati.
Persino Mestre, sul fiume Marzenego (ma non solo) e raggiungibile da Venezia attraverso il Canal Salso, un tempo era una città d’acqua, ma quasi non lo si ricorda più.
Treviso invece, ha mantenuto quasi inalterata la sua struttura di città d’acqua sulla confluenza tra Sile e Cagnan, come ricorda anche Dante nella Commedia, nel IX Canto del Paradiso, dando un saggio di conoscenza dell’idrografia e del territorio veneto degna di un geografo:
“E ciò non pensa la turba presente
che Tagliamento e Adice richiude,
né per esser battuta ancor si pente;
che Tagliamento e Adice richiude,
né per esser battuta ancor si pente;
ma tosto fia che Padova al palude
cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
per essere al dover le genti crude;
cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
per essere al dover le genti crude;
e dove Sile e Cagnan s’accompagna,
tal signoreggia e va con la testa alta,
che già per lui carpir si fa la ragna.“
tal signoreggia e va con la testa alta,
che già per lui carpir si fa la ragna.“
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, IX, vv. 43-51)
Un Veneto d’acque quello che Dante descrive che non è sempre così facile ritrovare, ma che ai giovani va fatto scoprire seguendo i percorsi acquei ancora a cielo aperto, individuando quelli sotterranei e quelli interrati, e ricostruendo usi, abitudini e storie.
Le Porte Contarine a Padova a tal proposito sono un caso quanto mai emblematico. Le acque del Bacchiglione furono diramate nel Naviglio Interno per confluire poi nel Piovego proprio alle Porte Contarine, cioè alla conca di sollevamento a porte vinciane, costruita nel 1526, che consentiva alle imbarcazioni di superare il dislivello tra i due corsi d’acqua. Il tratto nord del Naviglio interno è stato però tombinato negli anni ‘50 e riemerge in questo punto, che aveva grande importanza e una forte carica simbolica, come testimonia la chiesetta ivi presente, e che oggi appare compresso e schiacciato da moderne alte costruzioni e privato dell’originale funzione.






