L’innovazione tecnologica è una caratteristica non solo del presente, ma anche della storia del Veneto. Un patrimonio di beni culturali di grande quantità e qualità estetica tende però spesso a nascondere questa dimensione anche quando le sue manifestazioni sono macroscopiche.
Così esiste una Venezia industriale, intimamente connessa ai luoghi della rappresentazione e della gestione del potere; essa risale alle origini stesse della Serenissima: l’Arsenale non è solo un insieme di edifici di pregio artistico, è anche la memoria di un’organizzazione della produzione talmente innovativa che diverrà realtà mondiale solo molti secoli dopo.
Quella che Dante descrive nel XXI Canto dell’Inferno della Commedia, altro non è che una catena di montaggio.
Così esiste una Venezia industriale, intimamente connessa ai luoghi della rappresentazione e della gestione del potere; essa risale alle origini stesse della Serenissima: l’Arsenale non è solo un insieme di edifici di pregio artistico, è anche la memoria di un’organizzazione della produzione talmente innovativa che diverrà realtà mondiale solo molti secoli dopo.
Quella che Dante descrive nel XXI Canto dell’Inferno della Commedia, altro non è che una catena di montaggio.
“Quale nell’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
ché navicar non ponno – in quella vece
chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;
chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa -;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa -;
tal, non per foco ma per divin’ arte,
bollia là giuso una pegola spessa,
che ‘nviscava la ripa d’ogne parte.
“(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXI, vv. 7-18)
Se Ford riuscì nel XX secolo a ridurre a solo un’ora i tempi di produzione di una autovettura, i veneziani nel maggio del 1571, nell’imminenza della battaglia di Lepanto, riuscirono a realizzare praticamente una galea al giorno.
L’Arsenale, vera potenza di Venezia, spesso non è compreso negli itinerari turistici, anche perché accedervi non è propriamente semplice a causa del permanere della servitù militare. L’apertura a manifestazioni, mostre ed eventi (in particolare, alle iniziative di La Biennale) ha però iniziato un processo di riappropriazione da parte degli abitanti di quello che è complessivamente ben un quinto del territorio della città.
Altra manifestazione macroscopica della vocazione industriale di Venezia è l’intera isola di Murano: si tratta del primo atto di zooning, di creazione di una zona industriale della storia: qui infatti la Serenissima decentrò le industrie vetrarie che costituivano per il centro storico un forte pericolo di propagazione di incendi.
La grande fabbrica del Mulino Stuky ricorda poi l’esistenza di un vero e proprio progetto di Venezia come grande città portuale e industriale praticato da imprenditori austriaci dalla metà dell’ ‘800 e abbandonato con l’edificazione della prima zona industriale di Porto Marghera.


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