Archivio per Dicembre 2007

Tra Storia e innovazione

Guardare al passato per costruire il futuro: la vitalità del Veneto è racchiusa in questo principio che individua il paesaggio non come insieme di forme estetizzanti, ma come capacità di riconoscere nella propria Storia elementi di continuità in una complessiva dimensione innovativa. Paesaggio come progetto.
E’ un principio che non viene urlato, ma praticato con discrezione, quotidianità e minimalismo. Non porta a grandi realizzazioni scenografiche, ma a piccoli e preziosi interventi in luoghi un po’ discosti dalle grandi e ben note mete turistiche e urbane.
Ecco allora, così, un po’ a caso, solo per breve citazione, tre esempi.
Il “palazzone” di Piazza dei Rorai a Cavarzere (Cappai e Mainardis, 1983 – 1990) che propone, con la sua volta a carena di nave, innovazione, richiamando esplicitamente le “fabbriche di città” della Basilica Palladiana a Vicenza e del Palazzo della Ragione a Padova, dove l’acqua si fa geometria nella fontana riproponendo, in qualche misura, il controllo dei fiumi operato dalla Serenissima, evidente nel vicino argine a muraglione che contiene le piene dell’Adige.

Le “Bolle” di Massimgliano Fuksas (2004), realizzate per il centro di ricerca delle Distillerie Nardini a Bassano, che rivisitano forme antiche di alambicchi e colonne di distillazione di uno dei prodotti più tipici, la grappa, in avveniristiche costruzioni che si elevano a “distillare” il senso del paesaggio pedemontano che da esse si può cogliere.

La “Judeca Nova” disegnata da Cino Zucchi (1997 – 2002), recupero degli ex Cantieri Junghans, alla Giudecca a Venezia: qui le sperimentazioni linguistiche del moderno sull’immagine degli edifici (ora destinati ad abitazione) alludono in maniera distaccata, senza mai scendere nel pittoresco, a precisi elementi di “venezianità“: l’asimmetria delle finestre, il portico, il rapporto tra calli, canali e campielli, le strutture a castello delle costruzioni dei pescatori e delle gru, ecc.

Cino Zucchi - Ex Cantieri Junghans, Giudecca (Venezia)

I Sentieri Didattici dovrebbero proporre lo stesso tipo di percorso, senza rinchiudersi nel passato, ma scoprendo, nel corso della storia, la continua volontà dei Veneti di progettare il futuro e di decidere ancor oggi le trasformazioni da imprimere nel paesaggio.

Sul Ponte di Bassano …

Il Veneto, terra di fiumi, è anche terra di ponti. Un ponte è la violazione di un confine, la manifestazione della sua natura contraddittoria: sbarramento – attraversamento. Il fiume divide chi abita le due rive, i “rivali”. Il ponte ne propone l’incontro, che a volte diventa scontro, ma che inevitabilmente è ricerca di compromesso, tra paura e desiderio: paura dell’altro, desiderio di diversità.
Un ponte apre nuove strade, di là, sull’altra sponda, ma anche in ciò è presente una contraddizione: attraversare un ponte ci allontana dalle vie fluviali, ricche di nuove mete.
Un ponte è dunque un incrocio, ma spesso non ce ne accorgiamo, tutti presi dalla nostra direzione. Qualcuno però decide di fermarsi lì, ad osservare i flussi e a sentire le storie che i viaggiatori raccontano, vivendo un’altra contraddizione, restare/andare, mentre il tempo scorre.
Ponte Vecchio, Bassano (VI)
Il Ponte di Bassano è quanto mai emblematico. Tutti lo ricordano come Ponte degli Alpini, anche se i Bassanesi lo chiamano Ponte Vecchio, e per la celebre canzone (“Sul Ponte di Bassano là ci darem la mano“) che in qualchè modo simboleggiò la fine della Grande Guerra che colpì duramente quel territorio.
Nonostante due ricostruzioni resiste ancora nelle forme che progettò Andrea Palladio nel 1569, che utilizzò il legno al posto della pietra per sfidare le piene della Brenta, quello stesso legno che scendeva dalla Valsugana in tronchi riuniti in zattere per giungere a Venezia a rifornire l’Arsenale e l’edilizia.
Collega le due parti della città, Baxianus e Angarano, lungo la direttrice pedemontana che unisce Montebelluna e Marostica.
Sovrasta il ponte il castello, potente baluardo difensivo, che ricorda guerre tra guelfi e ghibellini, tra Ezzelini, Carraresi, Scaligeri e Visconti; ma l’accesso è connotato dalle osterie, dalle taverne e dalle distillerie di Grappa, luoghi di incontro per antonomasia, di canti e di racconti.
Ponte Vecchio, Bassano (VI) - vista dal Borgo di Angarano

Terra, acqua e cielo nel paesaggio veneto

Il Veneto è terra di fiumi e di lagune. Le acque hanno modellato le montagne e generato la pianura: acqua e terra, più che altrove, si contendono lo spazio e si bilanciano in equilibri, spesso precari, che si cerca di conservare.
La pittura veneta, sempre attenta alla varietà degli ambienti naturali e antropici di un territorio così differenziato, pittura paesaggistica anche quando rappresenta il mito e le scene religiose, ha spesso messo in luce una terza componente che sembra concorrere quantomeno agli equilibri formali: il cielo.

Concerto campestre- attribuito a Tiziano Vecellio
Concerto campestre

Attribuito a Tiziano Vecellio (1509 – 1510),
Museo del Louvre (Parigi)
(da In Itali@ on line, http://www.initaliaonline.it/)

Il cielo sembra diventare letteralmente protagonista o co-protagonista negli affreschi con cui Giovan Battista Tiepolo sembra sfondare i soffitti e aprirsi alle prospettive del mondo reale.

Giovan Battista Tiepolo - Il sacrificio di Isacco
Giovan Battista Tiepolo – Il Sacrificio di Isacco (1726 – 1728),
Patriarcato di Udine (da Web Gallery of Art, http://www.wga.hu/)

Lo skyline delle città venete spesso si spinge a disegnare il cielo e il genio di Palladio ne propone una vera e propria progettazione nelle coperture e nei tetti di ville, palazzi, e chiese: ne sono esempio, particolarmente evidente, gli altissimi camini della “Malcontenta”.


Andrea Palladio – Villa Foscari “La Malcontenta”, Malcontenta (VE)

Gli itinerari veneti dovrebbero sempre prevedere una tappa, un punto di osservazione, o meglio ancora, di contemplazione da cui ammirare gli equilibri fisici, funzionali e formali tra terra, acqua e cielo: soprattutto nei momenti in cui il cielo si riempie di quei colori che hanno costituito il tratto distintivo dei grandi pittori di questa Regione.

Tramonto a Venezia

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